sabato 7 luglio 2007

La Sinistra e la sinistra

Non sono sicuro di avere il diritto di dire la mia. "Per la Sinistra" è un progetto per coloro "che si definiscono di Sinistra". Io non mi definisco quasi più di sinistra: e quando mi capita, lo faccio con qualche imbarazzo. Non userei comunque la maiuscola. Forse un buon punto d'inizio può essere la distinzione tra la Sinistra e la sinistra. La prima è, diciamo, quella dei partiti. La Sinistra che governa o aspira a governare questo paese. L'altra sinistra - quella con la minuscola - cos'è? Dov'é? Esiste? E' esistita ed esiste, ma appunto come una cosa piccola, facile da trascurare e dimenticare. La Sinistra è cosa per professionisti. Così parla per bocca di Massimo D'Alema: "Io non conosco questa cosa, questa politica, che viene fatta dai cittadini e non dalla politica. La politica è un ramo specialistico delle professioni intellettuali" (citato in S. Rizzo - G. A. Stella, La Casta, Rizzoli, Milano 2007, p. 16). Naturalmente non è la posizione del solo D'Alema. E' una posizione condivisa da tutta la classe politica italiana di Sinistra. E' una posizione che mi piace definire "sacerdotale", perché separa il comune cittadino dal politico allo stesso modo in cui la Chiesa cattolica distingue il semplice fedele dal sacerdote, che è l'esperto delle cose dello spirito. A me la Sinistra non interessa. Quello che hanno fatto i partiti in Italia lo sappiamo fin troppo bene. Il libro di Rizzo e Stella, che ho citato poco fa, è un documento a tratti esasperante su ciò che è oggi in Italia la classe politica, senza che vi siano troppe differenze tra i comportamenti dei politici dell'uno e dell'altro schieramento. A me interessa quella "cosa", quella politica che Massimo D'Alema non conosce. Mi interessa una concezione protestante, in qualche modo eretica della politica: che superi lo specialista e l'affidarsi - quieto o rassegnato o interessato - ad una casta. Mi interessa una cosa che un filosofo che ho molto amato, ed al quale devo gran parte della mia formazione politica, chiamava "omnicrazia": il potere di tutti. La sinistra è qualcosa che ha a che fare con il potere di tutti. Come tale, non può accordarsi in alcun modo con la Sinistra, con la concezione sacerdotale della politica, con la ricerca di un potere che non è distribuito, che non è di tutti. L'uomo di potere è sempre di destra, anche quando ha alle spalle anni di attività politica al Leoncavallo - per dire. La sinistra esige altri luoghi ed altre strutture. Il filosofo dell'omnicrazia, che si chiamava Aldo Capitini, dopo una rigorosa opposizione al fascismo creò, alla fine del Regime, i Centri di Orientamento Sociale. Erano - volevano essere - strutture aperte nelle quali fare politica diretta, discutendo pubblicamente i problemi comuni e chiamando la casta dei politici a render conto delle proprie decisioni. La politica dei partiti gli sembrava ben misera cosa, e insufficiente avvertiva una democrazia meramente rappresentativa. Prevedeva la progressiva e inarrestabile anestetizzazione della masse attraverso i mass media. Profezia ampiamente confermata. Oggi abbiamo questa realtà. Una classe politica che è diventata una casta chiusa nei propri privilegi, dei partiti che sono gruppi di potere nei quali prevalgono gli interessi di pochi ed una massa disimpegnata, leggera, inconsistente. In questa condizione, fare qualcosa di sinistra è un'impresa disperata. Impresa che consiste in questo: creare e consolidare strutture politiche dal basso, organizzare la gente, riproporre la centralità della politica, combattere il capitalismo nei suoi miti e nei suoi stili, spogliare l'uomo di potere e mostrarne la nudità - ridere della sua nudità. E pensare insieme all'operaio, al disoccupato, al rom ed al clandestino nuovi vestiti - nuovi poteri, nuove dignità. Non escludo che possano essere utili piccoli atti di terrorismo poetico: non sia mai detto che la sinistra fa a meno dell'arte. Ma, ripeto, è un'impresa disperata.

Antonio Vigilante